Pagina:Martini - Trattato di architettura civile e militare, 1841, I.djvu/110

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90 catalogo de’ codici


I. (A) Taccuino di Cecco di Giorgio. Codice cartaceo di grandezza di 150 per 206 millimetri: sono numerati 48 foglietti, essendovi però lacuna dal f.o 25 al 30 escluso. L’originale è nella pubblica libreria di Siena, ove fu scoperto quando le si diede miglior assetto nel 1833.

Nella vita del nostro Francesco, io fissai la sua dimora in Roma dal 1448 al 1467: ragion vuole adunque che non solo in tutto questo periodo egli riempiesse il suo taccuino ossia libretto, ma sì nel principio del suo soggiorno colà, siccome è dovere e bisogno de’ giovani architetti, quali tutti cominciano dal disegnare i minori fra i romani monumenti, voglio dire le parti degli ordini, per poi progredire alle piante ed alle elevazioni degli edifici. Comincia colla porta del Panteon, poi fra trentasei trabeazioni diverse si ravvisano quelle del Panteon stesso, e dei templi di Antonino e Faustina e di Giove Statore: fra quattordici basi, vi sono quelle del tempio della Concordia e del Battistero Lateranense: fra trentacinque capitelli (non pochi dei quali paiono di sua fantasia) si trova quello palatino di Apollo Aziaco, ed alcuni che ora sono al Vaticano. Seguono gli abbozzi di macchine ch’egli migliorò poi nei susseguenti suoi libri, e la figura da lui ripetuta quindi più volte e con miglior disposizione, colla quale vuol dimostrare che la cornice fu chavata dalla testa come puoi vedere per vera ragione. Noterò ancora che non avvi in tutto il libro indicazione di tempo o di luogo, e che la miglior parte delle sagome e degli ornamenti da lui disegnati non hanno segnate le misure, e nella presente condizione dei ruderi antichi più non vien fatto di vederli, onde convien crederli disfatti, o che l’autore molte cose abbia disegnate di sua invenzione. Il modo di segnare è come quello de’ suoi coetanei, i quali esageravano le parti ornate a discapito delle liscie, e ciò per maggior comodo di disegnarvi gli ornamenti: vedansene esempi presso il D’Agincourt.

(B) Copia in Torino nella biblioteca Saluzziana, estratta nel 1859.

II. (A) Documenti militari meccanici ed architettonici. Questo è il titolo moderno del codice anepigrafo esistente nella libreria Saluzziana di Torino: vi provenne da Pisa ove fu comprato nel 1831: è membranaceo, di grandezza di 266 per 380 millimetri, e scritto a due colonne in cento foglietti. I due primi fogli sono bianchi: dal f.o 2 recto al 68