Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/127

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 127 —

stò i guanciali, e si chinò a guardare dal buco della toppa... Sommo Dio!.. Era Beatrice! Ella si levava sempre pria del giorno per pregar salvezza all’anima dell’infelice sua madre. La cieca accendeva il lume soltanto per avvertir Geltrude di essersi levata.

Blackman impallidì d’amore... Ebbe dapprima un dilicato sentimento di rispetto, e si ritrasse, quasi per non contaminar cogli sguardi il segreto di quell’anima pura... ma non seppe resistere alla tentazione di rimirarla.. Era tanto bella!.. A vederla pallida, discinta, camminare a lenti passi per la camera e con gli occhi chiusi, dava la perfetta immagine d’una sonnambula. Un candido accappatoio covriva quelle forme leggiadre.

Blackman sentiva battersi il cuore con tal violenza che fu costretto di porsi una mano sul petto, come per non farlo scoppiare... E guardava fiso... immobile, attraverso quell’angusto spazio, donde a torrente gli pioveva sull’anima il fuoco d’amore...

La bella cieca, non suspicando affatto che alcuno a quell’ora guardar la potesse, nessuno studio metteva a dissimulare le proprie bellezze tranne quello che è dettato da connatural pudore donnesco, il quale non mai permettesi d’infranger le leggi della riserbatezza e della modestia, anche allora che nessun testimone può avere.

E quando ebbe coverte anzichè nascoste le belle forme, si pose a ginocchio piegata col corpo sopra una sedia, e sottovoce si mise a piangere e a pregare...