Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/130

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brile e penosa: gittava intorno a sè lo sguardo sospettoso ad un tempo ed altiero, perocchè ora egli era ricco... e per conseguenza forte e potente, chè la fortezza e la potenza dell’uomo in società non sono riposte che nell’oro. Quel cassettino riverberava, attraverso il suo massiccio coperchio, una luce di sangue nel cervello di Gaetano. I gioielli ch’eran quivi rinchiusi luccicavano nella sua fantasia e raccendevano... l’incendiavano.

Per le oscure, anguste e dirute gradinate della sua abitazione egli andava a onde, e sbattendosi tra le mura quasi ebbro; e quando fu sul pianerottolo dinanzi alla sua porta, guardò rapidamente attorno, situò a terra il cassettino, lo aprì... senti il sangue dargli un tuffo sul capo.

Quell’oro e que’ gioielli gli abbagliaron la vista... cavò in fretta un oggetto di là dentro, e richiuse subitamente il suo tesoro... L’oggetto che avea tratto era uno spillone con in testa un brillante.

Fatto ciò, per la prima volta da che ritiravasi nella propria dimora, dette una violenta scampanellata.

La vecchia nonna fece un balzo sulla sua sedia secolare, e sclamò: Gesù e Maria! Chi sarà mai!

Debbe avvertirsi che l’ora consueta del pranzo di Gaetano era già da oltre un paio d’ore trascorsa; il che aveva messo la vecchia in una indicibile inquietudine, non sapendo a che attribuire lo straordinario indugio: data si era