Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/182

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quale sentiasi tremar le membra quasi per eccesso di febbre.

Oliviero Blackman, questo personaggio che era tenuto repentinamente ad interrompere la monotona e placida vita che da molti anni godessi in quei casino; questo personaggio che sembrava caduto in mezzo a quella famiglia come un essere fatale la cui missione è tuttavia un mistero; Oliviero Blackman che un momento prima era per Beatrice una di quelle centomila esistenze che incontriamo nel breve passaggio di questa valle, e che un istante di poi sono poste nell’obblio più profondo; questo personaggio si presentava ora all’immaginazione della fanciulla come uno di que’ fantasmi che si affacciano ne’ sogni febbrili, che ti stringono nelle loro braccia di ferro, senza che tu possa arrivare a scovrire il loro volto e la loro entità; e ti senti oppresso, strascinato, avvinto ad essi senza poterti sprigionare un tantino per prender fiato.

E la povera cieca cercava ora richiamarsi a mente ad una ad una le parole dell’inglese, ma indarno, poichè queste tutte in una volta le si affollavano al cervello come una massa di fuoco e sottraevansi però all’analisi che ella volea farne. Soltanto l’accento di lui erale rimasto impresso e chiaro... e l’accento è pe’ ciechi ciò che la luce artifiziale è per gli altri uomini; basta a staccare in certo modo le ombre e i rilievi dell’anima di un individuo.

Le donne in generale, ed in ispezialità quelle che sono poste nella funesta condizione di