Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/184

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vità misteriosa alle orecchie di lei, per modo che, ascoltandolo, Beatrice non sapea spiegarsi perchè dicevano esser brutto quell’uomo. La bruttezza fisica, scongiunta dalla malvagità e accoppiata a nobili sentimenti, non avea posto assegnato nel mondo ideale di Beatrice.

La fanciulla si sentiva nel capo un’insolita confusione, un disquilibrio, e nei cuore un’agitazione indicibile...

Si alzò, trasse accanto al letto, tirò la corda del campanello.

— Dov’è Geltrude? dimandò al domestico che si era presentato.

— È andata a distribuire la solita elemosina.

— Va bene; non sì tosto di ritorno, fatela venir da me.

Dopo un quarto d’ora, Geltrude era nella stanza di Beatrice.

La fanciulla comunicò alla sua amica lo strano e repentino cambiamento del suo futuro stato, e palesò il nome del nuovo fidanzato.

Geltrude dette un’esclamazione di sorpresa e di orrore, che non potè sfuggire alla cieca.

— So quanto vuoi dirmi, Geltrude; ma... senti... Questa unione non è poi sicura... anzi per me la credo impossibile.

— Come! Non avete data la vostra parola a vostro padre?

— Sì, ma ci è una condizione a questo matrimonio.

— E quale?

— Il medico non mi sposerà se pria non mi ridona la vista.