Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/186

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la cieca fanciulla, non potè frenare un trasporto di gioia che divampò sul suo volto quasi avesse voluto incendiarlo, ma si contenne.

Beatrice procedè in mezzo alla stanza arrossendo in volto, salutò prima il padre e poscia Oliviero, che Geltrude le avea detto trovarsi colà.

— Figlia mia, il sig. Blackman vuole ossequiarti.

— Non ossequiarvi, ma adorarvi, Beatrice, esclamò Gaetano cadendo alle ginocchia di lei... Grazie, Beatrice, voi mi salvate dalla disperazione e dalla morte. Io sono felice... pienamente felice.

A queste parole, che una strana combinazione ponea sulle labbra di Gaetano, il marchese Rionero impallidì. Erano le precise identiche parole che egli profferiva a Parigi ai piedi di Albina di Saintanges.

Nè Gaetano nè Beatrice accorger si poteano del turbamento del marchese.

La fanciulla avea fatto alzare il medico e si era seduta sovra un sofà.

— La mia vita d’ora in, poi è consacrata alla vostra felicità, Beatrice... Voi mi avete attaccato ad una esistenza che io abborriva, e che mi era di un peso importabile. Tenuissimo pegno di mia gratitudine vi sarà la luce che io restituirò agli occhi vostri, siccome ne fo ora solenne giuramento innanzi a Dio e a vostro padre.

Il marchese e sua figlia rimasero stupefatti della estrema audacia che la scienza dava