Pagina:Mastro-don Gesualdo (1890).djvu/244

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visto prima dell’alba più in là di Passaneto, figuratevi! a casa del diavolo!... dietro una siepe, più morto che vivo!... Sua moglie fa come una pazza... Sono stato anche a cercare del notaro Neri, se s’ha a scrivere due parole della chiusa del Carmine che date a mia moglie pei servizi prestati... Non che non mi fidi... sapete bene... per la vita e per la morte. Nessuno l’ha più visto, il notaro! Dicono ch’è nascosto nel monastero di San Sebastiano... vestito da donna... sissignore! Gli sbirri cercano da per tutto! Ma qui non avete da temere, vossignoria!... Udite? udite?

Sembrava che si divertisse a fare agghiacciare il sangue nelle vene al prossimo suo, quel briccone! Udivasi infatti un vocìo di comari, un correre di scarponi grossi strilli di ragazzi. Diodata s’arrampicò sino all’abbaino del granaio per vedere. Poi Nanni venne a dire:

— È il viatico, Dio liberi!... Va in su verso sant’Agata. Ho visto il canonico Lupi che portava il Signore... cogli occhi a terra!... una faccia da santo, com’è vero Iddio!

— Stasera, appena è scuro, mi farai trovare una cavalcatura laggiù alla Masera, e mi darai qualche cosa da travestirmi; — disse don Gesualdo, che sembrava più smorto alla luce dell’abbaino.

— Perchè? Non vi piace più lo stare in casa mia? Diodata vi avrebbe fatto qualche mancanza?