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Camera dei Deputati — 608 — Senato della Repubblica



ix legislatura — disegni di legge e relazioni — documenti

le conferisce la natura dei suoi elettori almeno per il 70% il contrappeso al PCI si autogerminerebbe comunque quale condizione di equilibrio del sistema.


D) La crisi che travaglia il partito DC ha numerose componenti: il distacco della Chiesa e l’affievolimento del sentimento religioso nel Paese; lo scardinamento - irresponsabilmente tollerato in quanto prematuro - dei valori morali diffusi fino al 1960 nella società nazionale; la mancanza di una seria politica culturale che permettesse al partito di rendersi conto dei cambiamenti avvenuti nel corpo sociale in cui la tradizionale struttura in classi è stata sostituita, col benessere del miracolo economico, da quella in ceti medi; la natura di partito-apparato assunta negli anni ’50 per impulso di Fanfani senza curarsi di definire quelle strategie morali e politiche senza le quali ogni apparato tende a sopravvivere ad ogni costo, anche fagocitando se stesso; il conseguente correntismo - facilitato anche dal sistema elettorale fondato sulla rissa delle preferenze - e la corruzione che ne deriva, soprattutto ad onere dei dirigenti, per tenere in piedi le correnti necessarie a governare l’apparato o consistenti fette di esso; gli scandali a ripetizione, artificiosamente gonfiati dagli oppositori, sì, ma certamente reali come risultato degli errori di cui sopra; il difetto assoluto della capacità di instaurare un corretto rapporto con i managers della finanza, economia e industria al di là di occasionali accostamenti; analoga lacuna nella definizione di una politica della scuola da farsi sopratutto nella direzione di preparare buoni insegnanti e non già promuovere indiscriminate assunzioni di elementi mediocri attraverso malfamate leggine degli anni 50/60 (ci si chiede ancora perchè la DC, i cui amici controllavano negli anni ’60 le proprietà editoriali dell’80% della stampa italiana, non controllano più i giornali: la risposta è che si è fatta una politica dei trasferimenti azionari, ma non una politica dei giornalisti, al pari degli insegnanti); l’immane errore compiuto negli anni ’50 accettando la cosiddetta legge Terracini che, togliendo ogni vincolo alla urbanizzazione, costituisce certamente la vera matrice (ma nessuno osa dirlo) del dissesto delle finanze locali e dell’esplosione della delinquenza selvaggia nelle città.

Tutte queste concause sono dunque aggravate da quella, fondamentale, che il gioco reciproco degli scandali e delle lotte intestine fra i massimi dirigenti della DC ne ha provocato il reciproco stallo, posto che in una situazione di generale e vicendevole ricatto il non muoversi diviene l’unica via di sopravvivenza.