Pagina:Memorie per servire alla vita di Dante Alighieri.djvu/17

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12 memorie

desse il principio ed il cognome alla casata degli Elisei. Ma senza dimostrare la falsità, o incertezza di simili racconti1, tanto più che i sublimi talenti per colmo di merito non hanno bisogno di una splendida, e nobile origine, egli è certo che Dante medesimo non seppe2, o non si curò di spiegare d’onde derivasse la sua famiglia, dicendo per bocca di Cacciaguida, dopo aver questo di sè data contezza al Poeta nel suo immaginario viaggio3.

Basti de’ miei maggiori udirne questo;
Chi ei si furo, e onde vennero quivi,
Più è tacer, che ragionare, onesto.

  1. Il mentovato Borghini in uno de’ suddetti suoi discorsi dice a questo proposito vol. 11 pag. 50 dell’edizione di Firenze del 1755 in 4° "E non so s’io m’ho sognato, che alcuni abbian voluto originare il nostro Dante dall’antica radice de’ Frangipani di Roma, presa la cagione si può credere, dall’arme, essendo questa per traverso a sghembo, azzurra di sopra, e di sotto rossa, quella del Poeta, come di sopra disse, dimezzato il campo per diritto azzurro, e rosso, aggiunta la fregiatura di sopra d’una lista bianca" (si vedrà più a basso che i veri colori dell’arme di Dante non sono questi). Ma se non vi sono altri indizi, o ragioni sarà stato detto o creduto con molto debol fondamento". Bisogna che queste ragioni non vi sieno, giacchè non le ho trovate in alcun autore di quei molti che riferiscono ciò.
  2. Benchè alcuni commentatori credano che Dante in un luogo del canto XV dell’Inferno abbia voluto insinuare esser egli disceso da una delle famiglie Romane, le quali passarono ad abitare in Firenze, pure questo luogo non è abbastanza chiaro;e quando si voglia che il Poeta abbia avuto in mente ciò, che dicono i commentatori, non vedo come con questo medesimo luogo della Commedia si possano convalidare le favole narrate dagli scrittori della vita di Lui. Ecco come parla il Poeta per bocca di Brunetto Latini nel citato ver. 73 e seg. dopo aver detto che il popolo Fiorentino disceso era anticamente di Fiesole’.

    Faccian le bestie Fiesolane strame
         Di lor medesme, e non tocchin la pianta,
         S’alcuna surge ancor nel lor letame,
    In cui riviva la sementa santa
         Di quei Roman, che vi rimaser, quando
         Fu fatto ’l nidio di malizia tanta.

  3. Nel canto XVI del Paradiso ver. 43 e seg.