Pagina:Meomartini - I monumenti e le opere d'arte della città di Benevento.djvu/70

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menti in genere, e in ispecie degli Archi, per i quali l'attico è parte integrale dell’organesimo. Il voler fare astrazione dalla natura ed origine di siffatti monumenti lascia cadere Ponza in un grave errore di giudizio a riguardo degli attici, come Durand per l’applicazione degli ordini in essi. Nè credo sia pur giustificato il pensiero di Ponza sulla eccessiva altezza dell’attico negli Archi, se si pon mente all’ufficio cui esso è destinato, cioè quello di contenere la grande tavola dedicatoria, ove i caratteri si vedessero tutti, ad onta dell’aggetto della trabeazione sottoposta, e di tale grandezza da essere ben leggibili. Al qual proposito Wey1 giustamente dice: «Perchè mai gli Architetti moderni che fanno talvolta, in tisiche lettere illeggibili, bugiarde iscrizioni, perchè i nostri edili non si ispirano alle giuste e leggibili iscrizioni dell’antichità? Quanto più risaliamo verso il secolo di Augusto, tanto più esse sono tracciate in lettere grandi. Quella gente di gran criterio aveva compreso che l’occhio deve trovare la sua piena soddisfazione in tutto ciò che gli vien presentato, e che i caratteri di scrittura arabesco parlante, che anima e adorna una superficie, devono essere leggibili dal punto un po’ lontano in cui il monumento verrà contemplato nel suo complesso.» A conseguire questo intento ci voleva l’attico; e ne è prova che tutti ne sono decorati. Sulle loro proporzioni poi, l’artista ebbe vario talento, a seconda delle circostanze. In questo di Benevento e in quello di Tito è metà di tutta l’altezza del sottoposto ordine; in quello di Ancona è un terzo. Ma bisogna ricordarsi che le proporzioni di quest’ultimo escono dalle norme più comuni degli Archi.

L’attico ha base, dado e cornice, tutti e tre risaltati in corrispondenza di quelli descritti del sottoposto ordine. La base si compone di un alto zoccolo e di una parte modinata presso che come quella dello stilobate, eccetto che è priva della scozia. Serlio elogia il poco aggetto di essa (conseguito appunto con siffatta sottrazione) onde meglio la si veda da basso. Il dado, sulle due fronti principali, risalta nel mezzo ove è la cartella o tavola per l’iscrizione dedicatoria, risalta pure sui due pilastri d’angolo e in-

  1. Op. cit. pag. 71.