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Attilia.

Licinio.

Attilia.

Licinio.

Attilia.

Licinio.

XVIII - ATTILIO REGOLO

degno d’un cor romano in me traluce, ei m’inspirò.

Finora

però non veggo...

E che potei, privato, finor per lui? D’ambiziosa cura ardor non fu che a proccurar m’indusse la tribunizia potestà : cercai d’avvalorar con questa le istanze mie. Del popol tutto a nome, tribuno, or chiederò...

Serbisi questo

violento rimedio al caso estremo.

Non risvegliam tumulti

fra ’l popolo e il senato. È troppo, il sai,

della suprema autorità geloso

ciascun di loro. Or questo, or quel n’abusa ;

e quel che diede l’un, l’altro ricusa.

V’è più placida via. So che a momenti

da Cartagine in Roma

un orator s’attende: ad ascoltarlo

già s’adunano i padri

di Bellona nel tempio. Ivi proporre

di Regolo il riscatto

il console potria.

Manlio ! Ah ! rammenta che del tuo genitore emulo antico fu da’ prim'anni. In lui fidarsi è vano: è Manlio un suo rivai.

Manlio è un romano ; né armar vorrà la nimistà privata col pubblico poter. Lascia ch’io parli: udiam che dir saprà.

Parlagli almeno,

parlagli altrove; e non soffrir che mista qui fra ’l volgo ti trovi.