Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/217

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ATTO SECONDO

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SCENA VI Antigono e detti.

Alessandro. I nostri sdegni,

amico re, son pur finiti: il cielo al fin si rischiarò.

Antigono. Perché? Qual nuovo

parlar?

Alessandro. Vedesti il figlio?

Antigono. Noi vidi.

Alessandro. A lui dunque usurpar non voglio

di renderti contento il tenero piacer. Parlagli, e poi vedrai che fausto di questo è per noi.

Dal sen delle tempeste, d’un astro alPapparir, mai non si vide uscir calma più bella.

Di nubi si funeste tutto l’orror mancò; e a vincerlo bastò solo una stella, (parte)

SCENA VII Antigono ed Ismene.

Antigono. L’arcano io non intendo.

Ismene. È Berenice

già d’Alessandro amante; a lui la mano consorte oggi darà: questo è l’arcano.

Antigono. Che !

Ismene. L’afferma Alessandro.