Pagina:Moro - Le lettere di Aldo Moro dalla prigionia alla storia, Mura, Roma 2013.djvu/115

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12 Al Presidente della Commissione giustizia della Camera dei deputati Riccardo Misasi 1


Fogli: 1 recto.
Recapitata il 28-29 aprile e databile tra il 22 e il 23 aprile sulla base della lettera all’allieva Maria Luisa Familiari del 23 aprile.


[foglio 1]
Carissimo Riccardo,


un grande abbraccio e due parole per dirti che mi attendo, con l’eloquenza ed il vigore che ti sono propri, una tua efficace battaglia a difesa della vita, a difesa dei diritti umani, contro una gretta ragion di Stato. Tu sai che gli argomenti del rigore, in certe situazioni politiche, non servono a nulla. Si tratta di ben altro che dovremmo sforzarci di capire. Se prendi di petto i legalisti, vincerai ancora una volta. Non illudetevi d’invocazion[i] umanitarie Vorrei poi dirti che, se dovesse passarsi, come ci si augura, ad una fase ulteriore, la tua autorità ed esperienza di Presidente della Commissione Giustizia, dovrebbero essere, oltre che per le cose in generale che interessano, preziose per alcuni temi specifici che tu certo intuisci.
Grazie e tanti affettuosi saluti.


Aldo Moro


On. Avv. Riccardo Misasi


13 Al presidente del Comitato parlamentare per il controllo sui servizi di informazione e di sicurezza e sul segreto di Stato Erminio Pennacchini2


Fogli: 1 recto/verso.
Recapitata il 28-29 aprile e scritta a partire dal pomeriggio del 23 aprile: non è citata nella missiva all’allieva Maria Luisa Familiari del 23 aprile. In calce la nota di ricevuta della Procura della Repubblica di Roma, del 2 maggio 1978.


[foglio 1 recto]
On. Erminio Pennacchini


Carissimo Pennacchini,


ho avuto sempre grande stima di te, per tutto, ma sopratutto per la cristallina onestà. È quindi naturale che in un momento drammatico mi rivolga a te per un aiuto prezioso che consiste semplicemente nel dire la verità. Dirla, per ora, ben chiara agli amici parlamentari ed a qualche portavoce qualificato dell’opinione pubblica. Si vedrà poi se ufficializzarla.
Si tratta della nota vicenda dei palestinesi che ci angustiò per tanti anni e che tu, con il mio modesto concorso, riuscisti a disinnescare. L’analogia, anzi l’eguaglianza con il mio doloroso caso, sono evidenti. Semmai in quelle circostanze la minaccia alla vita dei terzi estranei era meno evidente, meno avanzata. Ma il fatto c’era e ad esso si è provveduto secondo le norme dello Stato di necessità, gestite con somma delicatezza.
Di fronte alla situazione di oggi non si può dire perciò che essa sia del tutto nuova. Ha precedenti numerosi in Italia e fuori d’Italia ed ha, del resto, eviden-
  1. Ibid. n. 49, pp. 87-88.
  2. Ibid. n. 59, pp- 107-110.