Pagina:Neera - La Regaldina, Madella, 1914.djvu/161

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— come essa lo chiamava, e le parve davvero che con ini fosse morta la parte più nobile.

Rifece aneoia colla mente l'ultimo loro dialogo, in riva alla gora: ripensò alla fatalità, che fin d’allora poneva Matilde sul sentiero dei Regaldi e l’avversione che le aveva sempre destati, e le sue paure, le sue preghiere, finalmente il suo trionfo dell’anello; povero trionfo, che non era bastato a scongiurare il destino.

Continuando a frugare nel passato, le venne il rimorso di essere stata troppo pronta a favorire le nozze di Rodolfo con Matilde e volle scrutare a vivo il proprio cuore per sapere se l’amore di Ippolito avesse fatto traboccare la bilancia. Ma dopo un esame coscienzioso, durante il quale ella si sentiva disposta a tutte le espiazioni, rialzò la testa fieramente e disse: No — ho fatto soltanto il mio dovere.

Questo pensiero consolante, l’unico che abbia la potenza di rialzare un’anima abbattuta, colorì di lieve incarnato le guancie di Daria.

Ella posò i piatti, le quattro posate, e poi un piattino e un cucchiaino. Rodolfo seguiva macchinalmente cogli occhi ogni suo movimento.

— Dov’è lei? — domandò bruscamente.

Lei era Matilde. Daria si affrettò a rispondere in modo conciliativo: