Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/111

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gli occhiali 105


Il signore assaporò per un attimo le dolci parole, ma non potè impedire che l’aspide nascosta tra i fiori non desse il suo sibilo. Involontariamente sussurrò, piano, guardandola sotto le ciglia:

— E Viviani?

— Dio mio! — fece la signora congiungendo le palme, — sareste ancora geloso?

— Non ne ho più il diritto, ma lo fui, lo fui terribilmente!

Egli continuava a fissarla sperando forse un diniego che non venne. Soggiunse allora con amarezza:

— Eravate tanto coquette....

— Io?!

— Ma sì, lo siete anche in questo momento. Non vi compiacete forse delle mie torture retrospettive?

— Tanto retrospettive che non devono più torturarvi affatto. (Così disse ironicamente la signora).

Il signore reclinò la fronte mordendo il pomo della sua canna. Per qualche minuto nessuno dei due parlò. Fu egli che riprese:

— Io passai notti di inferno pensando a quell’uomo che abitava presso a voi, che poteva vedervi a tutte le ore, che vi amava.... certamente vi amava.