Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/112

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106 gli occhiali


Invece di rispondere la signora aperse e chiuse per ben due volte il suo ventaglio, poi, come colpita da un ricordo improvviso, chiese:

— Non facevate voi la corte un poco a vostra cugina Amelia?

— Che cattiva! Che cattiva!

— Già, noi siamo sempre cattive quando non vogliamo prestarci al vostro giuoco. Vi piacerebbe ora di rendermi responsale di quel che avvenne fra noi, ma io preferisco, poichè il destino di ciascuno è ineluttabile e il sogno che abbiamo sognato insieme non si tradusse in realtà, preferisco di questo nostro incontro così fortuito portare con me un dolce ricordo. Volete perdonarmi i torti che ho potuto avere, mentre io mi sento così bene disposta ad assolvervi di quelli che per avventura potreste avere voi stesso?

Il signore alzò gli occhi verso la porta. Una nuvola oscurava il sole e dalle maglie della tenda la luce più pallida sembrava sostenere un velo nell’aria. I tedeschi erano partiti; anche il principale non si trovava più al suo posto dietro il banco. Erano soli. I vetruzzi, le tartarughe, gli ori tutt’all’ingiro splendevano delicatamente colla moderazione di filosofi che sanno la vita.

Il signore che adagio adagio aveva ripresa