Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/13

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la sottana del diavolo 7


dal momento che se li era visti dinanzi in un mucchio così fatto guardava i bauli, le valigie e le scatole con una certa diffidenza.

Fu ancora l’Agata che disse: — Apriamo?

E poichè il prete, paralizzato da una singolare timidezza al pensiero delle femminili spoglie che stavano per uscire fuori non osava pronunciarsi, essa, ratta, tagliò colle forbici che le pendevano dal grembiule la funicella di una scatola rotonda che più delle altre aveva colpito la sua immaginazione e ne venne in luce un gran cappello tutto rosso con piume di siffatta lunghezza che mai più ella avrebbe pensato un uccello le potesse rivestire.

Dietro quel primo cappello, araldo sfolgorante di eleganze ignote fino allora agli abitanti di Spadafora, altri ne versarono le misteriose scatole, diversi per forma, per colore, per audacie fantastiche ed impreviste. E come non si poteva, lasciare tutta quella roba in mezzo al cortile, l’Agata, aiutata da don Assalonne, si pose coscienziosamente a portare in casa ogni oggetto man mano che veniva fuori.

Si ammucchiarono così nel modesto tinello del parroco pervaso da una luce monastica e da un odore misto di incenso e di rinchiuso