Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/16

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10 la sottana del diavolo


poveri di Spadafora senza precisare alcuno il parroco non potè tener conto delle querimonie dei parenti. Poveri poi in Spadafora lo erano, dal più al meno, tutti, eccettuato il farmacista, l’oste e poche altre famiglie. Fu dunque un accorrere in massa di cupidigie eccitate, di miserie speranzose, di desideri latenti sprigionatisi all’improvviso, come se una vampata misteriosa fosse passata sul tranquillo paese di Spadafora accendendo un focherello in ogni mente, un’ansia di gaudio in ogni cuore.

— Piano, piano, — badava a gridare l’Agata, — non vedete che pestate coi vostri zoccoli questo abito di velo? Giù quelle mani! Ehi! là in fondo, finitela con quel cappello, me lo spiumate tutto. Olà! olà! Non capite che è un busto? che bisogno c’è di fiutarlo? Lo avete forse preso per un mazzo di fiori?

La serva del prete si sbracciava a mantenere l’ordine spesso turbato da esclamazioni di meraviglia o da curiosità indiscrete, mentre don Assalonne andava e veniva, disorientato, colle mosse di un pesce fuori d’acqua, malcontento di sè e degli altri, pensando al modo di chiudere in fretta quella ridicola parentesi della sua vita.

Intanto, allo slancio ammirativo del primo