Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/256

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che la di lei condizione come si era già avvantaggiata poteva migliorare ancora. — Ma sì, acchiappa una vespa a volo se ti riesce!

— E se non le accomoda il mio servizio lo dica subito che per me me ne vado senza un rammarico al mondo.

— Eccoti, secondo il solito, fuori d’argomento. Non si parlava del giorno che cresce? E dunque che c’entrano le minaccie?

— La colpa è sua.

— Mia?

— Sua, sua.

— Agata, fammi il piacere....

— Oh! la finisca. Vuole che glie la dica? Con lei non si può ragionare.

Cercando un libro sull’alto palchetto della sua libreria, Spiridione Tomei era caduto una volta da una scala a piuoli e ne aveva risentito un forte intontimento al cervello; e un’altra volta, ancora ai tempi del collegio, un compagno gli aveva assestato un colpo di regolo sulla nuca che dopo aver visto quelle stelle mai più sperava di rivederne altre; ma tutto ciò era nulla in confronto allo stupore sbalorditivo da cui fu preso l’onesto filosofo quando l’Agata gli ebbe scagliata contro l’accusa di non saper ragionare.