Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/148

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138 Novelle gaje.

accorse con premura, io lo seguii. Nell’istante che entravo egli le porgeva da bere o le labbra pallide di Carolina si atteggiarono a un sorriso di ringraziamento. Quando mi vide, un fuggitivo rossore le inondò le guancie; mi chiamò per nome.

— Non agitarti, cara — le disse Filippo.

— No, sono tranquilla; desidero parlare un momento colla mia amica.

— Egli è un angelo! — esclamò stringendomi la mano, intanto che Filippo si trovava in fondo alla camera a ripiegare il Sole. — Quanto sentimento, quanta delicatezza sotto un’apparenza così semplice! Ed io che...

Un pensiero doloroso contrasse la fronte dell’ammalata.

— Sta cheta dunque, hai sentito che non devi agitarti? Sono ben contenta che tu abbia riconosciuto i meriti di tuo marito, ma un’altra volta credimi in parola senza ammalarti...

— Oh! se tu sapessi quanto egli è buono! — continuò Carolina coll’entusiasmo febbricitante de’ suoi nervi ancora deboli.

— Anche tu sei buona ora; vedrai quanta felicità ti aspetta! Ma non metter fuori le braccia... così, da brava.

— Quando stavo tanto male e che egli, curvo sul letto, spiava i miei desideri nel mio sguardo, non puoi credere che giubilo mi sentissi in cuore; sembravamo vedere un cherubino colle ali d’oro.