Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/34

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24 Novelle gaje.


— Pace alle sue ossa! Gli reciterò un De profundis davanti all’immagine di san Giuseppe.

— Sarà una buona opera, ma non basta. Questo tuo parente ha lasciato una vedova giovinetta, orfana, senza beni di fortuna; il baratro del mondo è aperto sotto i suoi piedi; Satana approfitterà del di lei isolamento ... ah!

Un fremito d’orrore sospese la perorazione della pia marchesa; il cavaliere dei nove Chiodi staccò dal camino il suo lungo braccio e le offerse un pizzico di rapè; don Edoardo e don Sulpicio, in previsione, si soffiarono il naso. Mia zia continuò:

— Basterà l’animo a noi cristiani di lasciar cadere in un abisso di perdizione questa innocente pecorella?... Io vorrei proporti o Torquato di ritirare presso a noi la vedova finché si possa meglio provvedere alla salvezza dell’anima sua ed al suo meglio.

— Faccia lei signora zia come crede.

— Bramo avere il tuo consenso poiché questa è casa tua.

— L’uomo è un pellegrino che non ha casa sulla terra, la sua casa è in Cielo! Le ripeto, faccia come crede.

— Quand’è così, ritengo il tuo assenso. Don Edoardo, favorite scrivere alla signora Giannina Odescalchi vedova Gallieri degli Omodei, che noi l’aspettiamo.

Sciolta a questo modo la seduta, tornai a meditare sulla cecità di Tobia.

Una settimana dopo io avevo perfettamente dimenticato tale incidente mondano ed entravo in sala all’ora del pranzo; mortificato di dovere questa conces-