Pagina:Neera - Un romanzo, Brigola, Milano, 1877.djvu/25

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— Mi sono fatto aspettare? disse.

— Oh!... no. Metto il cappello?

Nell’esitazione della prima frase, nella impazienza della seconda trapelava tutto l’amore di Giulia nella sua immacolata innocenza, nel suo ingenuo entusiasmo.

Il vecchio tutore sorrise.

Olimpio guardò le ore al suo magnifico rèmontoir d’oro, ultimo modello, e:

— C’è tempo.

Si lasciò cadere in una poltrona. Non aveva, oh ma proprio niente, l’aria di un novello sposo. La sua solita indifferenza, la sua dolcezza noncurante, la sua posa d’uomo che non si aspetta nulla di nuovo perchè ha già visto tutto quanto c’è di nuovo sotto il sole — scettico e annojato — dotato della potenza fatale di infiammare gli altri restando di ghiaccio, quale contrasto gli formava colla giovane compagna de’ suoi giorni!

Negli occhi infantili di Giulia ch’ella non aveva ancora imparato ad abbassare — in quegli occhi sempre aperti e curiosi si rifletteva come in uno specchio ogni palpito del suo vergine cuore; l’amore li attraversava colle sue scintille, la timidezza vi spargeva le sue penombre. Mille desideri indistinti, sussulti senza nome, guizzi improvvisi colorivano tratto tratto le sue guance