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Una giovinezza del secolo XIX 77


Le due sorelle andavano di perfetto accordo. Vissute sempre insieme avevano, se non proprio gli stessi gusti, le stesse abitudini; le relazioni di una erano le relazioni dell’altra. Le accomunava una vita intera di affetti, di impressioni, di ricordi, di gioie, di dolori ai quali io ero perfettamente estranea; allusioni a fatti che non conoscevo, ironie di cui mi sfuggiva il significato. Quest’arma terribile dell’ironia usata contro l’adolescenza esse la adoperavano nella loro ignoranza di principii educativi; ma è crudele e di una grande ingiustizia, presupponendo nella costruzione del fanciullo una mentalità rotta alle rudi prove dell’esperienza. L’ironia è l’albero amaro del bene e del male che dà frutti di cenere; scuoterlo sul capo innocente di chi muove i primi passi nella vita, intorbidare la fonte sacra, quella bella confidenza, quell’abbandono cieco del fanciullo alla parola dei genitori o di chi ne fa le veci, è quasi un delitto. A certe frasi pungenti scambiate fra le mie zie con sorrisi di scherno l’anima mia si raggrinziva tutta. Non reagivo, ma cresceva sempre più in me l’impressione di vuoto, di freddo, di straniero: e come il mio temperamento non mi portava alla ribellione, invece di uno sfogo esterno, scendevo dentro di me. Quante volte dinanzi alla