Pagina:Nodier - Racconti Fantastici, 1890.djvu/8

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8 del fantastico in letteratura

mistiche d’uno spiritualismo devoto fino all’abnegazione e ardente fino al fanatismo, essa allarga rapidamente il suo dominio con immense e meravigliose scoperte, ben più sorprendenti e ben più molteplici di quelle fornitele dal mondo plastico. Presto tutte queste fantasie presero corpo, tutti questi corpi fittizi, carattere spiccato e speciale, tutti questi caratteri, un’armonia; e il mondo intermediario fu trovato. Di queste tre operazioni successive, quella dell’intelligenza inesplicabile, che aveva fondato il mondo materiale, quella del genio, divinamente ispirato che aveva indovinato il mondo spirituale, quella dell’immaginazione che aveva creato il mondo fantastico, si compose il vasto impero del pensiero umano.

E le lingue han conservato fedelmente le traccie di questa generazione progressiva. Il punto culminante del suo gran volo si perde nel seno di Dio, che è la scienza sublime. Noi chiamiamo ancora superstizioni o scienza delle cose sublimi, queste conquiste secondarie dello studio su cui s’appoggia in tutte le religioni la scienza di Dio stesso e il nome della quale indica ne’ suoi elementi che esse sono anche al disopra delle intelligenze volgari. L’uomo puramente speculativo è all’ultimo grado; ed è al secondo, cioè alla regione mediana del fantastico e dell’ideale, che bisognerebbe collocare il poeta in una classificazione esatta del genere umano.

Ho detto che la scienza stessa di Dio s’era appoggiata al mondo fantastico o soprastante; ed è questa una di quelle cose che quasi non abbisognano spiegazioni. Qui io non considero che i prestiti fatti da essa all’invenzione fantastica presso tutte le nazioni; ed i limiti angusti che mi son prescritti non mi permettono di moltiplicare gli esempi che d’altronde si presentano facilmente a tutti gli intelletti. Chi non ricorda in primo luogo gli amori così misteriosi degli angeli, appena menzionati nella Scrittura, colle figlie degli uomini, l’evocazione dell’ombra di Samuele fatta dalla vecchia pitonessa di Endor, quest’altra visione senza forma e senza nome che si manifestava appena come un vapore confuso, e la cui voce assomigliava a un piccolo soffio; questa mano gigantesca e minacciante, che scrisse una profezia di morte in mezzo ai festini sulle pareti del palazzo di Baldassare e sopratutto la incomparabile epopea dell’Apocalisse, concezione grave, terribile, opprimente per l’anima come il suo soggetto, quale ultima sentenza delle razze umane, gettata sotto gli occhi delle giovini Chiese da un genio di previsione che sembra aver anticipato su tutti i secoli avvenire, ed essersi ispirato nell’esperienza dell’eternità!

Il fantastico religioso, se così è permesso esprimerci, fu necessariamente solenne e cupo, perchè non doveva