Pagina:Nota dell'ingegnere Filippo Bignami sulla Ferrovia da Milano a Piacenza.djvu/11

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da milano a piacenza 53

vità, il foco condensatore e distributore delle grandi forze, è Piacenza. Su questo punto, mentre per la ferrovia di Alessandria e di Bologna si possono concentrare colla massima rapidità le forze procedenti dal Piemonte e dall’Italia Centrale per operare in Lombardia, dall’altra parte, la diretta congiunzione ferroviaria con Milano, dà la facoltà di versarvi con pari rapidità quelle della Lombardia, sia per sostenere le operazioni nella Lombardia orientale, che sul basso Po.

Se taluno sorride delle nuove fortificazioni che si vogliono erigere, per vero non si saprebbe come loro farne rimprovero, ove si rammenti la massima che raccomanda di approfittare di esse quando si trovano, o di erigerne di nuove soltanto dove la posizione ne sia indicata ben bene opportuna; al che si può aggiungere che esse non si possono far sorgere per incanto, ne che l’Austria attenderà proprio che sieno compiute per ritentare il vagheggiato riacquisto della comoda linea del Ticino, malgrado tutti i trattati fatti e da farsi. Il periodo storico compreso dal 92 al 1814, autorizza una tale presunzione. — Le vere fortezze dei nostri giorni, sono le ferrovie che permettono l’istantaneo concentramento delle grandi masse sui punti dove il bisogno richiede. Esse abbreviando il corso delle operazioni militari ed eliminandone la parte più micidiale e disastrosa, che consiste nella lunghezza delle marcie e nella insalubrità degli accampamenti, facilitano altresì l’uso in grandi proporzioni delle Guardie Nazionali e delle leve in massa e lasciano campo per tal modo alla applicazione utile del precetto capitale impartitoci dall’Imperatore al suo giungere fra noi.

Dopo la organizzazione e la disciplina, la pronta locomobilità fra i centri di forza ed i centri di popolazione, è il primo dei nostri bisogni. I grossi parapetti, ove del caso, possono venire in seguito.

Ora riepilogando le su esposte considerazioni, se ne deriva la conclusione che l’abbandono della linea diretta Milano-Piacenza per sostituirvene un’altra qualunque, equivale alla sostituzione di un moncone al luogo d’un braccio perfettamente sano ed attivo. A sostenere il contrario, potranno bensì essere elevate delle speciose sofisticherie con più o meno di buona fede come avvenne nell’affar di Coccaglio, ma delle valide ragioni non mai, poichè nè la differenza dei 40 chil. od all’incirca, nè la esuberanza delle