Pagina:Notizie biografiche di S. Eminenza Reverendissima il cardinale Giuseppe Morozzo (Avogadro di Valdengo).djvu/10

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canoni, de’ sacri riti, e in ogni altra più difficile ecclesiastica dottrina, era d’ogni parte consultato. Le commissioni più difficili in quei tempi calamitosi erano a lui affidate. Le imposture de’ Paccanaristi, che tanto rumore menarono allora in Europa, per esso sventate bastano a mostrare qual abile negoziatore egli fosse, senza che io tolga il velo di cui una savia prudenza ha coperto altri dilicati affari gravissimi per lui condotti a buon termine.

Tanti meriti doveano essere fra non molto premiati colla Porpora Cardinalizia. Quand’ecco le ostilità contro la S. Sede, che dalla politica erano state fin allora nascoste, apertamente ricominciarono. Miollis occupa Roma. Un decreto imperiale 17 maggio 1809 all’Impero Francese unisce gli Stati Pontifici. I Prelati Romani sono maltrattati, carcerati, e la stessa sacra persona del Pontefice Sommo non è rispettata, e i tenebrosi disegni dei nemici della S. Sede si compiono col rapimento del Papa.

Costretto esso pure Monsignor Morozzo a lasciare la carica e la sede del Pontefice Sovrano fu per qualche tempo sotto gelosa custodia in Parigi. Gli venne quindi concesso di ritirarsi in Torino. Caldo e fermissimo nella giustizia de’ suoi doveri, anche in questi duri frangenti, più temè di violare le sante leggi di questa, che di perdere il favore, o chiamarsi addosso la collera de’ potenti. Pago nel sentimento della coscienza, alle contumelie dei tristi mai non oppose che l’arme dei buoni, il silenzio. Ritirato in Torino tutto consecrossi all’episcopal ministero in sollievo delle molte Diocesi del Piemonte prive del loro Pastore. Il sacramento della Confermazione ovunque egli fosse richiesto conferiva, asprezza di luoghi non curando, incomodi, fatiche, difficili e quasi impraticabili montane vie. Instancabile nelle apostoliche sue fatiche, fedele alle spirituali necessità dei suoi simili, lasciò ovunque onorata e cara memoria della sua persona, per cui non saprei decidere se fu più grande nelle alte sue cariche o nel modesto ed operoso suo ritiro.

La fortuna dell’aquila francese precipitava al tramonto. Italia e Francia erano invase dalle armate collegate, Napoleone scorgendo anche fra più duri cimenti, fra crudele persecuzione irremovibile e salda la costanza del Vicario di Cristo, ogni sforzo inutile per abbatterla, decise di ritornarlo alla sua sede. Li 25 gennaio 1814 Pio VII