Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/103

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 105 —

no 412 da Cristo nato, Viddesi travagliala da’ Goti. Circa

    l’intelletto, e di mezzo alle cose mutabili ha aspirato pur sempre a più alte regioni e a più stabili ordini. Così, quando e’ non han potuto accordare appunto la realtà con questo lor mondo astratto, han voluto arditamente costringerla nelle lor teoriche, presentando che la verità è nelle idee, ma sconoscendo che, se qualche fatti son proprio un nulla, tutta la lor serie è nobile rappresentazione di celata verità. Adunque il pensiero astratto ha, quando più quando meno, ma pur sempre, manifesta preminenza nella napolitana letteratura, e dà bene a divedere ch’esso è il più caro pabolo alle menti de’ nostri, come forse alle toscane è stata l’arte, e in generale l’armonia delle cose, tanto da informarne ogni più severo e restio lavoro dell’intelligenza. L’arte, intesa in un larghissimo senso, è stata con più affetto chiesta da’ Napolitani per contentarne il cuore, che l’immaginativa e l’intelletto. È piaciuta meglio commovitrice che rappresentatrice, ed era ragione in popolo tanto affettuoso e sensitivo. Se non di questo solo, di questa in gran parte provenne la maggioranza dell’elemento lirico nella nostra poesia, ed è più tardi provenuta la tenera voce e l’eccellenza della musica napolitana.
       Questa preminenza che dicevamo del pensiero astratto ha molto addentro e largamente operato nella nostra letteratura, e, più che ogni altra dote o inclinazione dell’ingegno napolitano, conferito a darle, non pure il suo principal pregio, ma l’indole e il singolar aspetto ch’essa ha avuto, differentissimi da quelli delle altre parti d’Italia. E in prima, due proprietà noi stimiamo che possa dare a un popolo maravigliosa disposizione alle scienze speculative; ciò sono il natio bisogno dell’animo di cercar l’ideale o la legge fra le vicende e la mutabilità del reale, senza che questo lo possa illudere o soffermare alle apparenze; e il disinteresse dello speculare, ch’è quanto a dire il cercar la scienza per sè stessa, come vital nutrimento dell’intelletto. Or quella tal preminenza del pensiero astratto, necessitando la depression del reale, ha destato e nudrito fra i nostri quelle due nobilissime proprietà, e nelle scienze morali, più che nelle altre discipline, gli ha fatto grandi. Ancora, il deprimer tanto la realtà, quel tanto soggettarla all’ideale astratto, ha quasi generalmente francato il pensiero de’ Napolitani dal

     Celano — Vol. I. 14