Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/123

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bellezza poi d’una cosi vaga parie d’Italia invogliò le più

    l’aiutarsi scambievole e l’intendersi, e si lavora divisamente e e con poco general frutto.
       Dopo quello che abbiam detto della disgiunzione de’ nostri popoli dal resto d’Italia e d’Europa, non è a dire altramenti che la lor letteratura, ma soprattuto la parte nuova o vitale, ha un aspetto e un’impronta tutta propria e nativa, e che in questa età meglio che in altre sì lascia veder tutto che in principio abbiam indicato come naturale abilità del nostro pensiero. Veramente in quel tempo non apparisce tutto quanto esso è, e qualche parte è cosa transitoria, non proprietà sua; ma certo non mai più, nè prima nè dopo si è potuto così a nudo osservarlo. Sicchè, per mentovare alcuna cosa di cotesta nazionale impronta, diciamo che sopra tutte le allre letterature d’Italia la nostra si fa notare come più pensosa ed austera, e più laboriosa e perseverante, e per tanto schiva preoccupazion di animo in quello è nudo concetto, che quasi sempre se ne mostra poco o mal curante di forme e adornamento. Ancora molta sicurtà di giudizio, molta rude schiettezza, e spesso un magnanimo ardire: quelle belle individualità, che dicemmo avanti, allora segnatamente sonosi potute vedere in tutta la possanza loro. Infine la disparità e disarmonia che generalmente era nella letteratura mostrasi anche negli scrittori medesimi; e tanto per questa mala congiunzione di elementi diversi e discordi, che per esser eglino disaiutati da estranee forze e ridotti alla sola virtù delle loro menti, molto spesso si trova ne’ loro scritti un poco eguale e ordinato procedere, un cogliere il vero anzi divinando che deducendo, grandi errori accanto ad altissime verità, e umane miserie e vecchi trascorsi appresso a chiari lampi di genio e ad impetuosa piena d’idee nuove. Pensale come tuttociò debba tòrre a quella nostra letteratura la serenità, la bellezza della toscana contemporanea, e come invece le renda la mesta luce, il disagio e, non di rado, l’improvvisa elevazion del sublime. Or di siffatta letteratura, di questo ardito, austero, profondo e inventivo pensiero de’ Napolitani vivissima espressione si può contemplare nel Vico, nel quale, per dir così, mette capo ed emerge il tacito lavoro di que’ due secoli, e vi costituisce la più schietta e forse la più alta personificazione della nostra virtù intellettiva. E vero e solo napo-