Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/124

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barbare nazioni di possederla; che però inondarono in que-

    litano egli è: qui nato e allevato, qui vissuto sempre, e uscito dal seno delle medie classi, e nudrito di greca sapienza e di platonismo.
       Quanto alle principali vicende della nostra letteratura in questa terza età, furon quelle appunto che il natural cammino delle cose doveale fare in quel doloroso transito dalle medie età alle moderne. Quasicchè per tutta la prima metà del cinquecento fu un certo progresso per la spinta avutane fin da’ tempi di Re Alfonso e di Ferrante. Ma, nella seconda metà del cinquecento e nella prima del secento, chiaro si può vedere una letteratura contristata, disgiunta dalle altre, e si appalesa quella tale contraddizione di sovrani ingegni, ma senza un eco sola, e però con lor danno e nissun frutto visibile. Da ultimo, nell’altra metà del diciassettesimo secolo e nel cominciamento del diciottesimo, il rilevarsi degl’individui è più generale, e i lor passi e la voce, acquistatasi a grado a grado opinion pubblica, fanno mirabile effetto. Questo ci pare che generalmente si possa affermare. Da quello divisatamente or diremo delle varie parti di letteratura potrannosi avere più minute determinazioni.
       Poco appresso al rinnovamento degli studi latini risorse ancora fra noi la volgar lingua, cominciatosi a seguitar l’antico o presente esempio de’ toscani prima che altri il facesse in Lombardia e in Romagna. Quella era lingua imitata, e in effetto le leggi, quando lasciavano in latino, erano scritte in dialetto: pure la cognizione e l’uso tanto poi se ne sparse nel seguente secolo, ch’ella n’acquistò molta spontaneità e propria complessione. Eziandio negli scrittori formatisi sulle toscane opere, ne’ quali è proprietà e correzione e talvolta rara eleganza, si lascia scorgere un certo che di nazionale che non ci affidiamo di bene poter dire, e che forse, lasciando star quello è mera buccia, e posto in una certa subbiettività e in minor ozio di frase, ond’è rado fra’ nostri il troppo vano curarsi di ornata e vaga espressione: la forma, non che sia mai signora, è serva sempre al pensiero, e n’ha però molto nerbo o semplicità grande. Quando agli scrittori che niente o poco al toscano tipo si affissarono, sono molto rozzi ed anche scorretti, e non si sapendo in niun modo temperare, chiaro fan vedere ch’ei