Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/155

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co nella nostra città: essendo che il novello Re lasciò in

    nimenti sacri. Fu suo emulo e rivale Niccola Piccini, fecondo di pensieri originali, e maestro a tutti in quella ragion melodrammatica ch’è la musica giocosa, nel!a quale nissuno ebbe tanto pregio, quanto i Napolitani. Furono tutti valorosi compositori del secolo XVIII Gennaro Manna, Fedele Finaroli, l’abate Speranza, Francesco Maggiore, Silvestro Palma, Pasquale Anfossi, Giacomo Insanguine, detto il Monopoli, Francesco Maio, Luigi Marescalchi, Gaetano Andreozzi, Gennaro Astarita, Luigi Caruso, Angelo Turchi, Francesco Parenti, Gaetano Marinelli, senza noverarne altri molti, sparsi nelle principali città europee, affin di propagare i principi della classica scuola onde eran nati.
       Domenico Cimmarosa e Giovanni Paisello, l’uno vasto compositore d’innumerevoli opere piene di soavi melodie e di vivaci e facili pensieri, l’altro scrittor men prolisso di argomenti giocosi trattati con originalità di motivi, con vivezza maravigliosa di espressioni studiate dalla natura, presenlate ne’ modi più leggiadri mantennero ultimamente lo splendore della nostra antica scuola. Spezialmente il Cimmarosa vuolsi considerare riformator primo della musica teatrale, perciocchè nel suo fecondissimo ingegno trovò maniera di rilevar l’armonia, già assai negletta e tenuta da poco da’ vecchi maestri, che nella melodia soltanto riponevano ogni studio loro. Ciò era comune usanza, e massime quando la ragion lirica del componimento era assai scarsa ne’ drammi, la cui maggiore importanza stava nell’epica ragione a che avean condotto il genere narrativo del verso di recita, il quale ornar si volle quasi esclusivamente della pompa degli strumenti. Di virtù non minore poi furono estimate le opere del Tritta, del Guglielmi e del Fioravanti, siccome quelle che alla copia di lieti e festevoli pensieri congiungevano soavità di canto, ed inattese grazie nella varietà di semplici e schietti accompagnamenti. Con la morte di questi rari maestri parea venir meno il nostro vanto musicale, quando Niccolò Zingarelli, tenace e mantenitore dell’antica scuola, ne’suoi maravigliosi componimenti sacri e negli ammaestramenti a’ giovani alunni nel nostro Conservatorio, fece fronte al soverchiar degli strumenti sul canto musicale. Ma le teoriche, siccome quelle delle scienze e degli ordinamenti civili, dovean pur esse cangiare ne-