Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/203

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e di far che le cose vadano con i loro riti e costituzioni,

    cura dei reame Manfredi, fratel suo, come volle il padre per testamento. Manfredi era un Principe in cui tutte le doti e virtù paterne si univan così, che fu dello la mano e la mente di Federigo; e bella pruova di animo nobile e leale fu di quetare i tumulti avvenuti in Puglia per la morte del Re, mandare in Sicilia ed in Calabria un suo minor fratello, perchè con la regal presenza tenesse quelle province nell’ubbidienza, intanto che spediva messi a Corrado, facendogli istanza che venisse a prender la corona di sua eredità. Napoli con Nola non vollero mantener l’obbedienza, di maniera che i Napolitani, chiusi nelle forti e ben difese mura della città, tornaron vani gli assedi onde or dalla parte che guarda il Vesuvio, or da quella che risponde a Pozzuoli, gli stringea Manfredi. Eglino non intendevano di arrendersi tra per non mancar di fede al Papa, che conceduto non aveva a Corrado l’investitura, e per il timore che prendevano del nuovo Re, di cui la fama diceva non aver ritratto dal padre generoso, ma dal crudelissimo avo. E veramente non si apponevano al falso; imperocchè disceso colui in queste terre, cinse di modo la città d’assedio, che dentro provenne un gran difetto di vettovaglie. Pure i Napolitani ostinaamente resistevano, e non si furon mai piegati, finchè non ebbero veduto tra loro morir di fame, e per soverchio di spavento, comparire alla marina le galee di Sicilia, che lor toglievano ogni speranza di aver soccorsi dal Pontefice. I più vecchi cominciarono a persuadere intorno che si mandasse per pace: non avrebbesi voluto; pure sopra tutte le volontà potè il digiuno. Ma Corrado rigettò gli ambasciatori; ed avendo con cave e macchine sotterranee scosso le mura della città, la costrinse finalmente alla resa, solo col patto della salute delle persone. Napoli fu posta al sacco delle bande tedesche e saracine, e non si tralasciò atto alcuno di rigore e di crudeltà dall’irato Re: scaccionne l’Arcivescovo, i più valorosi mandò a morire, e volle per mano de’ proprii cittadini abbattute dalle fondamenta le mura, unico avanzo delle gloriose difese degli antichi tempi.
       Di Corrado, morto a Lavello al 1253 nell’età di anni ventisei, non rimaneva che Corradino in Alemagna, fanciullo di due anni; onde Manfredi ritolse il baliato e la difesa del reame. Più tardi si