Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/233

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non siano angariati i compratori. S’attende che il pane

    abusi de’ tribunali, de’ Baroni e di qualunque altro ordine che non fosse di popolo; rispettata da’ vicini, e dagli Stati forestieri, ed ornata di splendide opere, vuoi di pubblica utilità, vuoi di diletto. Felice corse quel tempo al Re ed a’ sudditi; le oppressioni vicereali dimenticate, le feudali alleggerite, certa la pace, avventurosa la reggia di molta prole, il vivere abbondante, le opinioni del Principe e del popolo concordi. Se vi fu giorno di dolore a’ Napolitani, quello è da dire del 1759, che videro partir da loro l’amatissimo Monarca alla volta di Spagna, chiamato alla successione di quel reame. Tutti corsero alla marina, il molo e le vie circostanti non capivano le genti, accalcate e stipate fin sull’alto degli edifizi, ed a quel grande addio se si pianse di tenera gratitudine, furono sparse poi lagrime di ammirazione, quando si seppe che il Re Carlo, giunto presso le acque di Capri, togliendosi dal dito un anello, dissepollo dalle rovine di Pompei, lo mandò a’ Napolitani, dicendo esser cosa non di sua, ma di lor pertinenza.
       Fu assunto al trono Ferdinando IV, com’ebbe stabilito suo padre per rinunzia, dopo di aver dettato la nuova legge costitutiva della Monarchia. La città di Napoli, allegra e tranquilla nella prima festevole gioventù del Monarca, ammirò le sue sollecitudini per immegliare e promuovere i traffichi, migliorar l’erario e la interna amministrazione del reame, provvedere all’incremento della pubblica istruzione, alla sanità, agli ordini municipali ed a’ bisogni di Uell’ esercito. La lunga pace finalmente si turbò, ma non per cagioni spontanee delle nostre province; le quali in tutte le loro, rivolture avean dimostrato sino allora questa indole, che i civili tumulti, per nulla riguardando alla somma delle cose o alle ragioni più astratte degli ordini governativi, avean soltanto correlazione a certe specialità o individualità, le quali tolte di mezzo, cessava ogni rumore. Ma la Repubblica Francese pigliò a convertire in Repubbliche gli Stati d’Italia; e vi fu di molti che abbagliati dal vano splendore del nuovo ordine, si lasciaron persuadere che la città, dopo sei secoli e mezzo di Monarchia, riprenderebbe stabilmente l’antico reggimento che Ruggiero mutò. Al 1799 i Napolitani cangiarono forme governative, magistrali eco-