Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/52

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di Lavoro, che anche chiamata viene Campagna Felice.

    questo uome; oggi nominato Croce di S. Agostino. Vicus Fistula per una fontana in cui scorga l’acqua dalla bocca di una Medusa luogo che oggidì si appella Fontana dei serpi. Vicus Pistorius, ora detto de’ Pistasi, occupato a mezzodì dalle fabbriche del monistero del Divino Amore, nel quale agli antichi tempi erano i molini ed i forni da cuocer pane.
       Breve a quella età fu il numero delle porte. Agli sbocchi delle vie maggiori presso le mura era schiuso il sentiero alla campagna Verso la chiesa di S. Giorgio era Porta Nolana, e al capo estremo, dove è ora l’obelisco di S. Domenico, aprivasi Porta Cumana. Prossimo agli odierni gradini minori del Duomo voltavasi l’arco di Porta Campana, e di rincontro presso S. Pietro a Maiella trovar doveasi un’altra porta, che se forse non è la Pavezia fu per certo quella che in altri tempi si addomandò di Donnorso. Fra il Duomo e la chiesa di Donna Regina vuolsi porre un’altra porta, che dopo l’età costantiniane trovasi detta S. Sofia; e in alto di rincontro ad essa, è da allogare Porta Montana. Dalla via di mare si ricorda Porta Licinia, presso la chiesa una volta di S. Geronimo, ora mutata in officina di macchinista, e da ultimo notasi la porta di lato alla rocca che vuolsi di Falero, la quale stimiamo che fosse Porta Baiana. Oltre di queste non trovansi notizie di altre porte nel lato meridionale della città ne’ tempi più remoti di essa, comechè sia da credere, perciò che appresso diremo, che ancora di altre parecchie ne doveva numerare, spezialmente in verso di tramontana, delle quali a noi non è giunto il primo nome.
       Il muro antico di Napoli era altissimo, e di tratto in tratto confortato da torri robuste: la faccia esterna verso il pomerio componevasi di grandi quadroni di tufo, a cui si addossava una parete di dieci a dodici palmi di calce e pietre confusamente. Ve ne fu un nobile avanzo fino in sul declinare del secolo XVI. sotto l’ultimo chiostro di S. Severino, aggettando alcun poco in fuori della parete settentrionale, quando per alcune stanzucce di breve casipola ivi presso costrutta, andò parte diroccato, e parte coperto d’intonachi. Non così alla via di terra, dove ne puoi veder qualche indizio più certo alla salita del vico Loffredo, e all’angolo settentrionale del palazzo della Vicaria vecchia. Cotesto muro se