Pagina:Novella di Dioneo e Lisetta.djvu/31

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essendo a giudizio mio la maggiore che nello stato amoroso provare si possa. Questo solo dirò io, che se egli in quel punto non morì, mercè fu della celestiale pietà che di lui ebbe cura, ma non perchè quel dolore non bastasse a spezzar un cuore di marmo. Ahi quanto è misera ed infelice la sorte di que’ cattivelli amanti, li quali fondano l’amore e speranza loro nelle disleali e malvagie femmine, le quali, animal imperfetto e d’ogni bruttura pieno essendo, non ad altro il vilissimo animo loro intendono che alla distruzione e rovina degli uomini! Misero, e ben veramente misero colui il quale d’amoroso desio accecato, la libertà e vita propria sottomette a questo fiero, orribile e dispettoso animale! Quante ne veggiamo noi tuttodì, vestite di drappo di seta e d’oro, andare alle feste ed alle chiese, robuste e gonfiate, che poi segretamente dal famiglio, o dal fornaio, si fanno scuotere il pelliccione! Ma perchè se io avessi mille bocche, e altrettante lingue, e la voce di ferro, io non potrei colle parole spiegare, o con penna iscrivere la millesima parte de’ vizj loro, tornando là ove io vi lasciai, dico; che tanto di forza ebbe nel cuore di Dioneo questa ingiuria, sentendosi