Pagina:Novella di Marabottino Manetti.djvu/22

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16 novella

minciò a gridare: noi t’abbiamo pure preso traditore, che ci ai costretti tante volte con tue malie e incanti a venirti a rubare che pare che tu non abbi altra faccienda che ogni notte farci molestare da’ diavoli, e non ci lasciare mai dormire nè riposare. Ma io ti giuro che tu ne porterai le pene, imperò che noi ti portereno così legato in questo sacco all’Arcivescovo, e conteremli questa e dell’altre disonestà che tu fai; che non ci è femina in questo popolo che tu non abbi fatto richiedere di giostra. Tu non credi ch’elli si sappia quello che tu ai voluto far fare a Mona Tessa mia, et poi le chiedi non so che danari, che non so come io mi tenga che io nonne faccia ora le vendette colle mia mani, scielerato sanza faccia. E facciendo vista di volerli dare, Piero Tanaldi dimostrando di tenerlo, diceva: deh nonli dare, meniamlo pure all’Arcivescovo, che lo tratterà bene come e’ merita. El prete tutto imbalordito per lo sì subito mutamento di cose, non si stimando più d’essere morto nè di dovere andare in cielo, li pareva essere in uno nuovo mondo et non sapeva che si dire nè che si fare. Ma conosciendo lui alla voce Tommaso e il cherico ch’erano tratti al gran romore che costoro facievano, e che Tommaso con parole sopra mano minacciava forte li dua giovani, a quello si cominciò a