Pagina:Novelle cinesi tolte dal Lung-Tu-Kung-Ngan.djvu/32

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che ella sarebbe finita di crepacuore. In tal miserando stato passò un centinaio di giorni, finchè le consolazioni dei genitori, gli amorosi conforti dei più autorevoli della famiglia e le dolci parole delle cognate la racconsolarono alquanto: a poco a poco riebbe il gusto dei cibi, a poco a poco i suoi spiriti si rianimarono, e se non ancor sorridente, il suo viso poteva già dirsi rasserenato.

Con l’andar del tempo, l’aspetto di lei riprese l’antica leggiadria; e quantunque nei suoi acconciamenti non usasse sfoggiare di piume e di perle, e non prodigasse biacca e belletto alle sue guancie, così naturalmente, bella e vezzosa come ella era, innamorava ognuno. Quella schietta riservatezza, quella delicata eleganza, quel tuono stesso così flebile della voce, e quei cari occhi ancora irrorati di lacrime erano irresistibili attrattive per tutti. Ma il suo carattere nobilissimo e fermo, il suo parlare squisitamente modesto e dignitoso, la sua condotta per ogni lato esemplare, non permettevano che il menomo dei vizi mondani riuscisse ad offuscar lo splendore di tante virtù.

Già era quasi trascorso un anno, quando il padre della vedova, Ziang Kuang-kuo, con tutto comodo avendo preparato i regali d’uso venne in persona a rinnovare con più solennità un ufficio funebre all’anima del genero; e profittando della circostanza che un suo nipote, Ziang Kia-yuen, erasi reso taosse nel convento di Ze-yun, per farsi tanto maggior merito in casa i Me, seco lo condusse; e condusse pur seco altri due novizi, suoi parenti anch’essi, cioè Ziang Ta-heng e Ziang Sci-hoa diacono buddista; e finalmente s’unì a loro il taosse Yen Hoa-yuen, per far da maestro di cerimonie. Questo sfarzo di pietà non soddisfece gran fatto Ko-sin, il quale manifestando schietto il suo pensiero a Kuang-kuo, dissegli: Veramente noi riceviamo molte e generose testimonianze d’affetto dal nostro venerabile parente; ma io tengo per fermo che tutto quel che voi fate non abbia utilità veruna. — Kuang-kuo, dolente e indispettito per queste parole, senza dargli risposta entrò nell’appartamento interno ove abitava la vedova Sciu-ceng, e informandola del fatto, le disse: Se io sono venuto ad onorare