Pagina:Novelle lombarde.djvu/299

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

283

bucato», — Ecco (pensava ella) fin da serva la mi fa fare». Se le cercava un pugno di sale, — Due» rispondeva; ma fra i denti brontolava: — La si vuol far pagare perchè non soffii». In ogni occhio che la fissasse credeva leggere la sua accusa: — Certo colui o colei sa il caso mio; e chi può averglielo detto se non la Bia?» Al vederla dunque le veniva verde il sangue; e perchè quando c’è una cosa nel cuore, è come la tosse, che non si può nasconderla, certi atti bisbetici, certe frasi piccose che le scappavano centra voglia, lasciarono alla Bia comprendere il vero. Così cominciarono a raffreddarsi, a gattigliare, e stare ciascuna sulla sua; e l’Agnese a odiare quell’altra come il mal di capo, e crescere così il suo pericolo immaginario. Più non si vedeva innanzi che fantasie paurose; non sognava che la giustizia; il pronostico fatto dalla strega a sua madre le ribolliva nel capo come vicino ad avverarsi, e tutto in grazia di chi? in grazia della Bia. E credeva vedere che costei andasse a darla fuori, a servir di testimonio: onde le pareva di non potere aver più bene al mondo finchè al mondo vi fosse colei. La morte di essa era il voto che mattina e sera faceva nelle sue orazioni: quando tornavano le solennità, vi si preparava colle novene, col digiunare; poi confessata e comunicata, inginocchiavasi sulla nuda terra, e storcendo le mani, e colle lacrime agli occhi, diceva: — Caro Signore! pei meriti della vostra passione, vi prego, vi scongiuro, fate morire la Bia».

Ma la Bia non s’insognava di morire. Anzi una volta, avendo ricevuto dall’Agnese non so che torto, la Bia, che doveva avere mal desinato, ripic-