Pagina:Novellette e racconti.djvu/153

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novella lxxvii. 143

sonetti. Sicchè ad ogni modo ho preso il mio partito, e dappoichè debbo ritornare al mondo, io intendo di ritornarvi brutta, e di non avere quelle seccaggini intorno. La fu esaudita. Io non ti narrerò tutte le trasformazioni ch’io vidi, come d’un avvocato che volle diventare un pesce, per non aver voce, non che parole; d’un creditore che, per la mala vita fatta nel riscuotere, volle entrare in un corpo aggravato di debiti, dicendo che avea giurato, s’egli avea più ad entrare nel mondo, di voler piuttosto aver a dare altrui, che a riscuotere. Finalmente venuta la volta mia, tenendo a mente le fatiche da me sofferite nella guerra, volli entrare nel corpo d’un porcellino, per vivere un anno senza far nulla, e morir fra poco, prendendomi per diletto il cambiare spesso la vita.

Non avrebbe il calzolajo pazzo finito mai, e m’avrebbe narrato tutte le sue trasformazioni fino al presente, se le sue ciance non mi fossero venute a noja, e non l’avessi piantato.


LXXVII.


L'Incostanza.


Hostis adest dextrâ, laevâque a parte timendus.

Ovid.


A destra e a sinistra ha un terribile nimico.


Perchè non se’ tu oggi quello che fosti jeri, e perché non sarai tu domani quello che se’ oggi? Così si potrebbe dire a certi uomini che scambiano umore d’ora in ora, anzi di minuto, in minuto, tanto che a far conversazione con esso loro, per parecchi anni, egli è sempre come nn conoscerli la prima volta: tanto riescono nuovi e variati di giorno in giorno. E quello che più mi sembra strano, si è ch’egli par loro d’essere sempre una cosa medesima. Se oggidì, per esempio, uno di questi sì fatti è tranquillo, e parla del suo temperamento, tu l’odi a dire: Quanto