Pagina:Nuovo discorso proemiale letto nell'Accademia di Filosofia Italica (Mamiani).djvu/23

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presso; mentre infine tutta la faccia dello scibile si rinnovava e la sperimentale filosofia non pure nascea grande ad un tratto e senza conoscere fanciullezza, ma d’un sol passo toccava l’ultima perfezione dei metodi, io misero campo di battaglia divenni alle armi non mie, ed anzi fui posta, o cocentissimo dolore e vergogna! a premio del più valoroso o più assortito e scaltro degli invasori. [Quindi ossequiata dagli oppressori.] Ma fra tutti essi, ciò non pertanto, durava la maestà del mio nome e invidiabile lor riusciva più assai che immitabile la originale vaghezza e il pregio novissimo delle mie arti e delle mie scienze; e la fronte superba dei vincitori inchinavasi per involontario atto d’ossequio dinanzi ai vinti ed ai servi. Se non che, a me non bisognano esempii tanto remoti per infiammarvi, o cari, all’acquisto della migliore civiltà che è quella dell’intelletto e dell’animo. Bastimi di rivocare alla vostra memoria la violenta fine del secolo andato e il principiare non men procelloso e vario di questo che al suo mezzo è pervenuto.

§ XXV. [Poi sprofondò nell’ignavia.] Già la fortuna coi suoi più cari presenti e la forza e il coraggio coi loro; già la copia di tutti i beni, l’altezza di ogni impresa, la gloria d’ogni trovato, il fiore d’ogni dottrina , l’eleganza stessa e l’amabilità dei costumi e dei socievoli usi pareano da me far divorzio perpetuo e voler dimorare per sempre ed unicamente di là dall’Alpi, crescendo tanta luce e decoro agli strani quante ombre e sfregi si addensavano sul capo mio; talchè il mio nome (oh! somma miseria) era oggimai ricordato all’Europa e raccomandato dai soli gorgheggi e dalle lascive movenze dei cantori e dei mimi. Allorquando alcuni de’ miei, severamente allevati nell’osservanza perenne e nell’amore non estinguibile inverso di me madre loro infelice e derisa, costrinsero per sola altezza di intelletto e di scienza ogni circostante nazione a pur confessare ch’io nel sepolcro non era discesa e adagiata e meco viveva altero e indomabile il Genio che dalle stelle ho sortito.

[Ma pochi sommi intelletti camparonla dal vituperio.] O Alfieri, o Canova, o Filangieri, o Lagrangia, e tu Beccaria dell’umanità propugnatore e maestro, e tu Volta e tu Spallanzani e voi non pochi e di poco minori a cotesti sommi e che tutti chiamare saria soverchio, voi soli mi campaste