Pagina:Occhi e nasi.djvu/183

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della Signoria» invece «Piazza del Granduca» credendo forse quel povero illuso, col dir così, di passare per un buon italiano, mentre si dà a conoscere semplicemente per un italiano faceto. Doloroso equivoco, questo qui, che in tempi di ribollimenti politici ha fatto sempre molte vittime, specie fra i liberali d’acqua dolce.

Il vero fiorentino invece si ostina a dire anche oggi «Piazza del Granduca» e lo fa a fin bene; perchè, secondo lui, la storia non si legge tutta nella storia, ma si legge un po’ da per tutto: magari, anche nei vecchi nomi delle strade e delle pubbliche piazze.


Firenze e i fiorentini.


Prima della malattia della Capitale provvisoria (brutta malattia che lasciò al Municipio fiorentino un ingorgo, fra la coscia e l’inguine, di circa dugento milioni di debito), Firenze somigliava, per il suo fabbricato, alla Firenze falsa de’ nostri giorni, salvo che aveva un mercato inutile di meno, e un Duomo senza facciata di più.

Allora come oggi, la città era sdrajata cinquanta metri sotto il livello dell’Arno, giacitura favorevole che le procacciava il vantaggio di godere di tutte le inondazioni e di tutti gli straripamenti del fiume. Le inondazioni e gli straripamenti si spengevano, al solito, coi pompieri.

I forestieri di tanto in tanto si degnavano di chiamarla la «bella Firenze»; ma il complimento