Pagina:Occhi e nasi.djvu/42

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— Io son fatto così! È una disgrazia, ne convengo: ma la natura non si cambia. Io son capace di soffrire, di rodermi il cuore, di mangiarmi l’anima!... Ma una debolezza.... una ragazzata, mai!

— Povera Norina! Eppure sarebbe riuscita una buona moglie.

— Per tutti, fuori che per me.

— E il motivo?

— Perchè la Norina è una pazza, una volubile, una stravagante, una capricciosa.


V.


— Scusi, signore impertinente — disse la Norina, entrando in sala con passo risoluto e rizzandosi in punta di piedi, tanto da mettere il suo naso a livello col pizzo di Valerio. — Chi le ha dato il diritto di parlare di me con tanta franchezza? È forse lei il mio fidanzato?

— No davvero.

— Il mio tutore?

— Nemmeno per sogno.

— Il mio direttore spirituale?

— Dio me ne guardi!

— E allora, perchè si piglia tanto pensiero di me?

— Tutt’altro: io stavo qui rispondendo all’amico Federigo, il quale mi voleva persuadere....

— Lo voleva persuadere! Ha fatto malissimo.