Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/338

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libro undecimo 323

Per quelle maledette arme concetti
Dunque nè morto spoglierai? Fatali695
Certo reser gli Dei quell’arme ai Greci,
Che in te perdero una sì ferma torre.
Noi per te nulla men, che per Achille,
Dolenti andiam; nè alcun n’è in colpa, il credi:
Ma Giove, che infinito ai bellicosi700
Danai odio porta, la tua morte volle.
Su via, t’accosta, o Re, porgi cortese
L’orecchio alle mie voci, e la soverchia
Forza del generoso animo doma.
     Nulla egli a ciò: ma, ritraendo il piede,705
Fra l’altre degli estinti Ombre si mise.
Pur, seguendolo io quivi, una risposta
Forse data ei m’avria; se non che voglia
Altro di rimirar m’ardea nel petto.
     Minosse io vidi, del Saturnio il chiaro710
Figliuol, che assiso in trono, e un aureo scettro
Stringendo in man, tenea ragione all’Ombre,
Che tutte, qual seduta, e quale in piedi,
Conto di sè rendeangli entro l’oscura
Di Pluto casa dalle larghe porte.715
     Vidi il grande Orïòn, che delle fiere,
Che uccise un dì sovra i boscosi monti,
Or gli spettri seguia de’ prati Inferni