Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/339

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324 odissea

Per l’asfodelo in caccia; e maneggiava
Perpetua mazza d’infrangibil rame.720
     Ecco poi Tizio della Terra figlio,
Che sforzar non temè l’alma di Giove
Sposa, Latona, che volgeasi a Pito
Per le ridenti Panopée campagne.
Sul terren distendevasi, e ingombrava725
Quando in dì nove ara di tauri un giogo;
E due avvoltoi, l’un quinci, e l’altro quindi,
Ch’ei con mano scacciar tentava indarno,
Rodeangli il cor, sempre ficcando addentro
Nelle fibre rinate il curvo rostro.730
     Stava là presso con acerba pena
Tantalo in piedi entro a un argenteo lago,
La cui bell’onda gli toccava il mento.
Sitibondo mostravasi, e una stilla
Non ne potea gustar: chè quante volte735
Chinava il veglio le bramose labbra,
Tante l’onda fuggia dal fondo assorta,
Sì che appariagli ai piè solo una bruna
Da un Genio avverso inaridita terra.
Piante superbe, il melagrano, il pero,740
E di lucide poma il melo adorno,
E il dolce fico, e la canuta oliva,
Gli piegavan sul capo i carchi rami;