Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/496

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

libro decimosettimo 115

Vengan le donne tue per que’ superbi
Doni, onde Menelao ti fu cortese.95
     E il prudente Telemaco: Piréo,
Ignoto è ancor di queste cose il fine.
Se i Proci, me secretamente anciso,
Tutto divideransi il mio retaggio,
Prima, che alcun di loro, io di que’ doni100
Vo’ che tu goda. E dove io lor dia morte,
A me lieto recar li potrai lieto.
     Disse, e guidò nella sua bella casa
L’ospite sventurato. Ivi, deposte
Sovra i troni le clamidi vellute,105
Sceser nel bagno, e come astersi, ed unti
Per le servili man furo, e di manto
Vago, e di vaga tunica vestiti,
Su i ricchi seggi a collocarsi andaro.
E qui l’ancella da bell’aureo vaso110
Purissim’acqua nel bacil d’argento
Versava, e stendea loro un liscio desco,
Su cui la saggia dispensiera i bianchi
Pani venne ad imporre, e non già poche
Delle dapi non fresche, ond’è custode.115
Penelope sedea di fronte al caro
Figlio, e non lungi dalle porte; e fini
Velli purpurei, a una polita sede