Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/501

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120 odissea

     Pria favellava Euméo d’uomini Capo:
Stranier, se il mio piacere io far potessi,220
Tu delle stalle rimarresti a guardia.
Ma poichè partir brami, e ciò pur vuolsi
Dal mio signor, le cui rampogne io temo,
Però che gravi son l’ire de’ Grandi,
Moviam: già vedi, che scemato è il giorno,225
E infredderà più l’aere in ver la sera.
     Tai cose ad uom, che non le ignora, insegni,
Ripigliò il Laerziade. Ebben, moviamo:
Ma vammi innanzi, e dà, se da una pianta
Il recidesti, un forte legno, a cui230
Per la via, che malvagia odo, io mi regga.
Disse, e agli omeri suoi per una torta
Corda il suo rotto, e vil zaino sospese,
E il bramato baston porsegli Euméo.
Quindi le stalle abbandonâr, di cui235
Rimaneano i famigli a guardia, e i cani.
Così ver la città sotto le forme
D’un infelice mendicante, e vecchio,
E curvo sul bastone, e con le membra
Nelle vesti più turpi, il suo Re stesso240
L’amoroso pastore allor guidava.
     Già, vinto il sentiero aspro, alla cittade
Si fean vicini, ed apparia la bella,