Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/515

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134 odissea

Favellava così: Competitori
Dell’illustre Reina, udir vi piaccia570
Ciò, che il cor dirvi mi comanda. Dove
Pe’ campi, per la greggia, o per l’armento
Pugnando è l’uom ferito, il porta in pace.
Me per la trista, ed importuna fame,
Gran fonte di disastri, Antinoo offese.575
Ma se ha propizj Dei, se ha Furie ultrici,
Chi non ha nulla, della morte il giorno
Pria, che quel delle nozze, Antinoo colga.
     E d’Eupite il figliuol: Tranquillo, e assiso,
Cíbati, o forestiere, o quinci sgombra,580
Acciò gli schiavi, poichè sì favelli,
Per li piedi, e le man te del palagio
Non traggan fuori, e tu ne vada in pezzi.
     Tutti d’ira s’accesero, ed alcuno,
Mal, disse, festi, Eupitide, un tapino585
Vïandante a ferir. Sciaurato! S’egli
Degli abitanti dell’Olimpo fosse?
Spesso d’estrano pellegrino in forma
Per le cittadi si raggira un Nume,
Vestendo ogni sembianza, e alle malvage590
De’ mortali opre, ed alle giuste guarda.
     Tai voci Antinoo dispregiava. Intanto
Della percossa rea gran duol nel petto