Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/657

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276 odissea

Già questo lungo desiderio antico,
Che distruggeati, cessa: Ulisse vivo70
Venne al suo focolare, e nel palagio
Trovò la sposa, e il figlio, e di coloro,
Che gli noceano, vendicossi a pieno.
     Tanto non esultar, non trionfare,
Nutrice mia, Penelope soggiunse,75
Perchè t’è noto, quanto caro a tutti,
E sovra tutti a me caro, e al cresciuto
Suo figlio, e mio, capiterebbe Ulisse.
Ma tu il ver non parlasti. Un Nume, un Nume
Fu, che dell’opre ingiuste, e de’ superbi80
Scherni indegnato, mandò all’Orco i Proci,
Che dispregiavan sempre ogni novello
Stranier, buon fosse, o reo: quindi periro.
Ma Ulisse lungi dall’Acaica terra
Il ritorno perdè, perdè la vita.85
     Deh quale, o figlia, ti sfuggì parola
Dalla chiostra de’ denti? a lei la vecchia.
Il ritorno perdè, perdè la vita,
Mentre in sua casa, e al focolar suo sacro
Dimora? Il veggio: chiuderai nel petto90
Un incredulo cor, finchè vivrai.
Se non che un segno manifesto in prova
Ti recherò: la cicatrice onesta