Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/663

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282 odissea

Letto, ch’ei di sua mano un dì construsse,
E pelli, e manti, e sontuose coltri220
Su non vi getti? Ella così dicea,
Far volendo di lui l’ultima prova.
     Crucciato ei replicò: Donna, parola
T’uscì da’ labbri fieramente amara.
Chi altrove il letto collocommi? Dura225
Al più saputo torneria l’impresa.
Solo un Nume potrebbe agevolmente
Scollocarlo: ma vivo uomo nessuno,
Benchè degli anni in sul fiorir, di loco
Mutar potria senza i maggiori sforzi230
Letto così ingegnoso, ond’io già fui,
Nè compagni ebbi all’opra, il dotto fabbro.
Bella d’olivo rigogliosa pianta
Sorgea nel mio cortile i rami larga,
E grossa molto, di colonna in guisa.235
Io di commesse pietre ad essa intorno
Mi architettai la maritale stanza,
E d’un bel tetto la coversi, e salde
Porte v’imposi, e fermamente attate.
Poi, vedovata del suo crin l’oliva,240
Alquanto su dalla radice il tronco
Ne tagliai netto, e con le pialle sopra
Vi andai leggiadramente, v’adoprai