Pagina:Odissea (Pindemonte).djvu/664

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libro vigesimoterzo 283

La infallibile squadra, e il succhio acuto.
Così il sostegno mi fec’io del letto,245
E il letto a molta cura io ripolíi,
L’intarsïai d’oro, d’avorio, e argento
Con arte varia, e di taurine pelli,
Tinte in lucida porpora, il ricinsi.
Se a me riman, qual fabbricailo, intatto,250
O alcun, succiso dell’olivo il fondo,
Portollo in altra parte, io, donna, ignoro.
     Questo fu il colpo, che i suoi dubbj tutti
Vincitore abbattè. Pallida, fredda,
Mancò, perdè gli spiriti, e disvenne.255
Poscia corse ver lui dirittamente,
Disciogliendosi in lagrime; ed al collo
Ambe le braccia gli gittava intorno,
E baciavagli il capo, e gli dicea:
Ah! tu con me non t’adirare, Ulisse,260
Che in ogni evento ti mostrasti sempre
Degli uomini il più saggio. Alla sventura
Condannavanci i Numi, a cui non piacque,
Che de’ verdi godesse anni fioriti
L’uno appo l’altro, e quindi a poco a poco265
L’un vedesse imbiancar dell’altro il crine.
Ma, se il mirarti, e l’abbracciarti, un punto
Per me non fu, tu non montarne in ira.