Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/164

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cicche da sei, anzi ormai da sette anni: da quando è scoppiata la guerra europea. Guardi, – e andò a uno scaffale d’archivio con la base e i fianchi di legno e tante scatole verdi di cartone, una su l’altra. Ne aprì la prima, ne aprì la seconda: tutte cicche: – Un tesoro, coi prezzi di adesso. Appena la Germania cominciò la guerra, io capii dove si andava a finire, e cominciai a fare economia. Tra casa e qui ho da fumare per tre anni. Richiuse, e mi si piantò davanti: — Anarchico costituzionale. Dunque il nuovo partito piace anche a lei? Bravo. Se stesse un giorno a questo posto, tra quello che ci scrivono da Roma e quello che ci ordinano i sindacati, le associazioni, le leghe, i deputati, i comizii, la prefettura, la questura, la Camera del Lavoro, la Camera di Commercio, vedrebbe che non c’è altro partito possibile per un funzionario che si rispetti, che cioè rispetti sè stesso. Perchè del rispetto degli altri, chi s’occupa più in Italia? Nemmeno le donne. Io sono scapolo: anarchico costituzionale. Suona bene. È vero? A noi vecchi ricorda anche il monarchico costituzionale di buona memoria. In fondo ne è la filiazione fatale. Entrò una ragazza bruna con alcune carte in mano. Gliele depose nelle mani e se ne andò alla finestra a guardar fuori, i gomiti sul davanzale. Il burocratico gittò uno sguardo alle carte, le lasciò sulla scrivania. Poi guardò la ragazza che gli voltava le spalle, e tornò a sorridere. Accese la sua cicca, con cura, lentamente,